Che cos’è la neuropsicologia?

La Neuropsicologia Clinica è una scienza interdisciplinare che si occupa dello studio dei processi cognitivi, comportamentali, ed emotivo-motivazionali e li correla con il funzionamento di specifiche strutture cerebrali.

La neuropsicologia clinica si occupa della valutazione e riabilitazione dei deficit a carico delle funzioni cognitive come memoria, attenzione, linguaggio, percezione, ragionamento, orientamento ecc. in seguito a malattie degenerative (demenze come la malattia di Alzheimer), ictus cerebrali, traumi cranici, tumori cerebrali, malattie demielinizzanti, malattie psichiatriche (depressione, ritardo mentale, disturbi di personalità), con finalità di diagnosi e riabilitazione dei deficit.

Lo studio medico di Neurologia e Neuropsicologia svolge le seguenti attività in ambulatorio o a domicilio:

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Valutazione Diagnostica

Valutazione diagnostica delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, attenzione, ragionamento, percezione, orientamento) in seguito a danni cerebrali causati da diversi eventi patologici come demenze, ictus, traumi cranici, deficit intellettivi, con l’ausilio di test
psicometrici standardizzati.

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Certificazione

Certificazioni ai fini medico-legali.

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Consulenze

Consulenze medico-legali in qualità di Tecnico d’Ufficio presso il Tribunale di Sassari e come Consulente Tecnico di parte.

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Valutazione DSA

Valutazione dei disturbi di apprendimento (DSA) nell’adolescente e nell’adulto

La valutazione

Come avviene la valutazione Neuropsicologica?

1. La prima visita ha la durata di circa un’ora e comporta la raccolta di un’anamnesi accurata col paziente e i suoi familiari mediante il colloquio neuropsicologico, l’esecuzione dell’esame obiettivo neurologico, la richiesta degli esami ematochimici e strumentali e la somministrazione preliminare di test neuropsicologici di screening;

2. successivamente, sulla base delle informazioni raccolte nel corso della prima visita, al paziente vengono somministrati i test neuropsicologici che si ritengono più idonei per la formulazione della diagnosi; il paziente viene indagato ambulatorialmente o a domicilio, laddove richiesto, con un numero variabile di sedute di 45 minuti circa ciascuna, sulla base della complessità del caso, tali da consentire un’estesa valutazione dell’assetto cognitivo.

3. Una volta conclusa la valutazione psicometrica, i test vengono corretti e si redige una relazione conclusiva che verrà spiegata nel colloquio finale.

Il paziente viene controllato periodicamente per valutare l’andamento della malattia e per quantificare la tollerabilità e l’efficacia delle terapie indicate; alla diagnosi può seguire l’indirizzo verso un’attività di riabilitazione cognitiva, del linguaggio o dei disturbi dell’apprendimento evidenziati.

Lo studio

La mia formazione professionale si è svolta presso il Laboratorio di Neuropsicologia Clinica e Ambulatorio per la diagnosi e la terapia delle Demenze – Unità Valutativa Alzheimer e ambulatorio per le Afasie dell’Università di Sassari dal 1993 al 2011, dove ho prestato attività in ambito clinico e di ricerca come Neurologa con competenze specifiche in Neuropsicologia e dove ho conseguito il Dottorato di Ricerca con indirizzo in Neuroscienze; per 14 anni, dal 1999 al 2013 ho avuto incarichi annuali come Docente nel Corso di Laurea di Logopedia.


Nel 2013 ho perfezionato le mie conoscenze neuropsicologiche nell’ambito dei Disturbi dell’Apprendimento con un Master di II livello in Psicopatologia dell’Apprendimento e ho svolto corsi e ho acquisito esperienza nell’ambito della Neuropsicologia Forense, svolgendo attività come Consulente Tecnico di Ufficio (CTU) presso il Tribunale di Sassari dal 1999 e come Consulente di Parte (CTP). Svolgo attività privata presso il mio studio.

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Perchè viene richiesta una valutazione Neuropsicologica?

Nell’ambito dei disturbi cognitivi dovuti a malattie vascolari come ictus o emorragia cerebrale, malattie degenerative come le demenze, disturbi intellettivi, traumi cranici, è importante la valutazione dei deficit ai fini diagnostici, terapeutici e riabilitativi e, nell’ambito dei decadimenti cognitivi, la diagnostica precoce è importante perché permette di individuare i soggetti a rischio in modo da potere intervenire il più rapidamente possibile con il trattamento terapeutico adeguato; i deficit cognitivi devono essere confermati e quantificati dai test neuropsicologici e la diagnosi viene formulata dopo avere escluso altre cause di malattia.

Anche in ambito psichiatrico clinico, viene sottolineata l’importanza di un esame neuropsicologico, al fine di effettuare una diagnosi differenziale fra Demenza e Depressione così da giungere ad un adeguato trattamento.

La valutazione neuropsicologica, inoltre, è necessaria in ambito giuridico, nei procedimenti finalizzati alla valutazione del danno biologico o per concedere l’amministratore di sostegno, tramite i Giudici Tutelari, nel caso di soggetti che non siano più in grado di occuparsi autonomamente della gestione della propria persona o del proprio patrimonio.

La valutazione neuropsicologica può essere ancora richiesta, in ambito della medicina legale, dalle commissioni deputate al rilascio/rinnovo delle patenti di guida, e dalle commissioni deputate al rilascio dell’invalidità (in seguito ad incidenti sul lavoro, incidenti stradali etc).

DSA

Cosa sono i disturbi specifici di apprendimento (DSA) ?

Si tratta di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.

Sulla base del deficit funzionale vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche:


• dislessia, cioè disturbo nella lettura (intesa come abilità di decodifica del testo)
• disortografia, cioè disturbo nella scrittura (intesa come abilità di codifica fono- grafica e competenza ortografica)
• disgrafia, cioè disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria)
• discalculia, cioè disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (intese come capacità di comprendere e operare con i numeri)

CONSENSUS CONFERENCE ROMA, 6-7 DICEMBRE 2010

• non sono dovuti a RITARDO MENTALE
• non sono causati da SVANTAGGIO SOCIO-AMBIENTALE
• non sono l’espressione di un DISTURBO EMOTIVO

Si fa riferimento a disturbi che hanno uno specifico substrato neurobiologico ma che, in relazione alla gravità, si riducono con corretti interventi riabilitativi ed educativi.

Quali i segnali dei DSA?

• errori nella lettura e scrittura come l’inversione delle lettere, delle sillabe, dei numeri e la sostituzione di lettere con suono simile (b/d; v/f);
• difficoltà nell’imparare le tabelline, i giorni della settimana, i mesi dell’anno;
• difficoltà nei rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani);

Come si diagnosticano i DSA?

• raccolta dei dati sul soggetto e sulla famiglia mediante un colloquio con i genitori (anamnesi);
• valutazioni degli insegnanti (osservazioni, quaderni);
• osservazioni sul comportamento;
• colloquio col bambino o col giovane;
• test neuropsicologici;
• stesura di una relazione clinica;

Per un protocollo diagnostico per gli adulti:

• raccolta di informazioni anamnestiche dettagliate;
• valutazione cognitiva;
• valutazione delle capacità scolastiche: lettura, scrittura, calcolo;
• valutazione di altre aree correlate: linguaggio, memoria di lavoro, memoria a lungo termine etc.;
• approfondimenti neuropsicologici;

LEGGE 8 ottobre 2010, n. 170 Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico. (GU n. 244 del 18-10-2010 ).
Tale legge 170/2010 prevede che:
– la scuola deve organizzare sistemi di diagnosi o rilevazione precoce e sistematica;
– è rafforzato il diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica;
– possibilità di esonero nelle lingue straniere;
– piano di formazione

L’Alzheimer

Cosa è la malattia di Alzheimer e le demenze in generale?

La demenza è una malattia cronico degenerativa caratterizzata dalla progressione più o meno rapida del declino delle funzioni intellettive e comparsa di:
– deficit cognitivi che coinvolgono la memoria, l’attenzione, il linguaggio, l’orientamento spaziale, il ragionamento logico,
– disturbi del comportamento e della condotta come agitazione, disinibizione, apatia, euforia e insonnia e/o disturbi del pensiero e della percezione come deliri e allucinazioni, dell’umore come ansia e depressione,
– danno funzionale, con perdita dell’autonomia e della autosufficienza con vario grado di disabilità e conseguente dipendenza dagli altri, fino alla immobilizzazione a letto.

La demenza è un quadro clinico che può comparire in diverse forme: Alzheimer, vascolare, frontotemporale, a corpi di Lewy, forme miste, ecc.

Epidemiologia: quante persone soffrono di demenza?

In crescente aumento nella popolazione generale, il Rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità e di Alzheimer Disease International del 2012 (WHO 2012) l’ha riconosciuta come una priorità mondiale di salute pubblica: nel 2010, risultavano affette da demenza 35,6 milioni di persone, le proiezioni al 2030 stimavano 65,7 milioni e al 2050 115,4 milioni; ogni anno si registrano 7,7 milioni di nuovi casi (1 ogni 4 secondi) e la sopravvivenza media dopo la diagnosi è di 4-8-anni. Recenti stime riportano tra il 2015 e il 2050 un incremento circa doppio in Europa e Nord America, triplo in Asia e quadruplo in Sud America e Africa (WHO 2015).

In Italia, il numero totale dei pazienti con demenza è stimato in oltre un milione (di cui circa 600.000 con demenza di Alzheimer). Secondo il Rapporto sulla demenza 2018, a cura dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD 2018), il miglioramento nella raccolta dati per la demenza è riconosciuto come una azione chiave in una serie di programmi di intervento nazionali e piani strategici in diversi Paesi, tra cui Irlanda, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Finlandia e Messico. Nonostante questi segnali, ancora pochi Paesi hanno sistemi di dati in grado di generare il tipo di informazione fondamentale per lo sviluppo di politiche basate sull’evidenza e misurazione dei progressi verso obiettivi definiti.

Fattori di rischio

Si stima che in Europa 3 milioni di casi di malattia di Alzheimer e quasi 900 mila casi di demenza vascolare siano legati agli stili di vita, e dunque prevenibili. In particolare, sono implicati sette fattori: diabete, ipertensione, obesità, inattività fisica, depressione, fumo e basso livello di istruzione. Tra questi, l’attività fisica ha un ruolo non trascurabile. Per l’Italia, è stata condotta un’analisi anche su base regionale utilizzando i dati Passi. Poiché i fattori agiscono congiuntamente e sinergicamente, anche l’eliminazione totale di tali fattori di rischio attraverso la prevenzione, non comporterebbe l’eliminazione totale dei casi a esso attribuiti, in quanto una parte verrebbe comunque determinata dagli altri fattori.

La Malattia di Alzheimer è la forma più frequente di demenza (50-60%); si tratta di una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale in cui si verifica una progressiva compromissione delle competenze cognitive, con l’instaurarsi di disturbi della memoria, del linguaggio, delle funzioni visuo-costruttive, perdita delle capacità di critica e giudizio e di ragionamento logico astratto e con gravi ripercussioni nell’ ambito lavorativo, familiare e sociale. Tali pazienti già nelle fasi precoci di malattia cominciano a perdere la capacità di ricordare eventi della vita quotidiana (spegnere il gas, chiudere la porta di casa); hanno difficoltà nel denominare oggetti familiari, trovare la parola giusta o far quadrare i conti. In un periodo variabile da tre a dieci anni tali pazienti svilupperanno una grave forma di demenza, saranno incapaci di parlare, pensare e aver cura di se stessi. Nello stadio terminale saranno confinati a letto ed il decesso sopraggiunge a causa di una delle complicanze che affliggono i pazienti allettati.
L’eziologia della Malattia di Alzheimer rimane sconosciuta, nonostante anni di indagine.

Linee Guida Alzheimer

Non esiste ancora un esame specifico per diagnosticare la malattia di Alzheimer. L’unico modo per avere una diagnosi certa di demenza di Alzheimer è l’identificazione delle placche amiloidi nel tessuto cerebrale, possibile solo post-mortem.
Durante il decorso della malattia, la diagnosi è il frutto di un percorso integrato composto da un’accurata raccolta anamnestica, una valutazione neuropsicologica approfondita ed un insieme di esami di laboratorio e strumentali (puntura lombare, Risonanza Magnetica cerebrale, TC cerebrale, SPECT cerebrale, PET cerebrale).

I deficit cognitivi devono essere confermati dai test neuropsicologici e la diagnosi viene formulata dopo avere escluso altre cause di malattia.

La valutazione dei sintomi comportamentali e psicologici è essenziale sia per la diagnosi precoce che per la gestione, e deve essere eseguita in tutti i soggetti con deterioramento cognitivo • I sintomi comportamentali devono essere indagati estesamente nel corso del colloquio con il paziente e con il caregiver, attraverso l’utilizzo di scale cliniche appropriate. La presenza di fattori scatenanti o esacerbanti (comorbidità, farmaci, dolore) dovrebbe essere sempre tenuta in considerazione come possibile causa. Raccomandazioni dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) e della Società Italiana Neurologia delle Demenze (SINDEM) sulla diagnosi precoce della Malattia di Alzheimer.

Secondo l’European Carers’ Report del 2018 in Italia i tempi della diagnosi sono in media di 1,6 anni. E’ importante la diagnosi precoce perché con le giuste terapie farmacologiche e i corretti trattamenti il malato può mantenere più a lungo le proprie capacità cognitive e possono essere migliorate le con dizioni ambientali di vita che permetteranno l’insorgenza più tardiva di eventuali disturbi comportamentali.

Linee Guida Alzheimer

Il National Institute on Aging e l’Alzheimer’s Association hanno aggiornato le precedenti Linee Guida del 1984 tenendo conto delle nuove conoscenze scientifiche acquisite, volte a migliorare la diagnosi, e distinguendo tre fasi della malattia di Alzheimer:

Nella fase preclinica,  nel cervello  avvengono cambiamenti, quali  la formazione di placche di Beta Amiloide, ma non sono presenti evidenti sintomi clinici. Per la diagnosi possono risultare utili esami quali la Pet (Tomografia a emissione di positroni) o la scansione e l’analisi del fluido cerebrospinale. Non è conosciuta la percentuale di progressione da questo stadio a un Alzheimer conclamato.

La fase del Mild Cognitive Impairment (MCI o lieve decadimento cognitivo, definito dal DSM-V come DNC lieve) è caratterizzata dalla comparsa di problemi di memoria  che però non compromettono l’indipendenza del paziente.  Per la diagnosi si ricorre alla Pet,  ma anche alla Risonanza magnetica (MRI) che permette di  individuare l’atrofizzazione di alcune aree cerebrali. Le persone affette da MCI possono o meno diventare malati di Alzheimer.

La terza fase coincide con la comparsa della malattia. Oltre alla perdita di memoria, si manifestano sintomi come  la riduzione del vocabolario, lo scarso orientamento spaziale, l’incapacità di effettuare ragionamenti o di formulare giudizi. In questo caso il ricorso ad analisi strumentali serve soprattutto  per avere  una diagnosi  certa e distinguere l’Alzheimer da altre forme di demenza.

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